2018 Settembre 23 Il coach in campo

2018 Settembre 23 Il coach in campo

Io sono per il no. Fosse per me, io non li vorrei neanche vicino al campo (coach, team, familiari).

Quindi basta al coach in campo, al coach agli angoli, o ai coach nascosti.
Basta anche ai continui sguardi rivolti dal giocatore al suo angolo: sembrano tutti cuccioli bisognosi di conferme. Mi sa di “appiccicato” e di poca aria…un po’ come il quadro di Klimt…

Esiste una cosa che si chiama “allenamento“: in allenamento si allena proprio la capacità della persona di essere autonoma. Il coach deve fornire gli strumenti; poi, però, l’atleta deve camminare da solo!

Se c’è sempre qualcuno, in campo o vicino, a cui chiedere aiuto, consiglio, come fai a crescere?

E se va bene o se va male, soprattutto, poi, il merito di chi è? Del giocatore o del Coach?

Trovo questa “vicinanza” estremamente depotenziante per l’atleta!

E poi perchè alle donne il coach in campo sì, e agli uomini no?

Il discorso vale per tutte le relazioni: atleta e allenatore, psicologo e cliente, medico e malato, genitori e figli…

Tu che ne pensi?

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